di Gino Pilandri
Pigne, pinoli, sgobbole e scapioli.
La Casa delle Aie era la struttura indispensabile per la Pineta e particolarmente utilizzata per la lavorazione delle pigne. Il nome derivava dall'ampio piazzale che aveva accanto ripartito in varie zone, ossia in varie aie, in ognuna delle quali vi si svolgeva un determinato tipo di lavoro.
La lavorazione delle pigne consisteva in una serie di operazioni tese all'estrazione dei pinoli dalle pigne (i pregiati semi ricchi di sostanze grasse, albuminoidi, idrati di carbonio, sali minerali e vitamina C, usati in cucina, nell'industria dolciaria, ecc.) e per ottenere sacchi di scapioli e di sgobbole, ottimi per il fuoco, da vendere al mercato.
La grande maggioranza delle piante della nostra Pineta erano e sono di pinus pinea, o pino da pinoli, o domestico, o italico, dalla caratteristica chioma ad ombrello con foglie (aghi di pino, in dialetto e' pel) a coppie. Diventa adulto e produttivo in una trentina d'anni e può raggiungere i 25 metri di altezza. Produce le pigne dalle quali si estraggono i pinoli.
La pigna (in dialetto pegna) é uno strobilo peduncolato a squame o brattee, lignificate e resinose che portano ciascuna due semi, o pinoli, rivestiti di guscio. Attorno ad un asse legnoso le brattee (scapioli, in dialetto scapiùl) sono inserite elicoidalmente ed é stupefacente osservarle nella loro armoniosa composizione a due serie di spirali, una in senso orario e l'altra in senso antiorario, quasi sempre, fra l'altro, nel numero corrispondente a quelli della serie numerica studiata dal Fibonacci, matematico del 1200. Occorrono tre anni per ottenere una pigna matura.
In sintesi la lavorazione delle pigne consisteva in queste operazioni:
a) - Abbattere a terra le pigne, normalmente salendo sul pino ed usando per staccarle dal ramo e' lanzén, un uncino ben fissato ad una lunga pertica;
b) - Raccogliere tutte le pigne sparse a terra e trasportarle nell'apposita area della Casa delle Aie;
c) - Scapucciare le pigne (in dialetto scapujèr), ossia staccar loro le brattee di fondo colpendole con un martello a due penne sopra un tronchetto di pino sul quale l'operaio si metteva a cavalcioni;
d) - Stendere le pigne al sole nell'apposita area a ciò destinata;
e) - Battere le pigne stese con la tértula, un massello di legno con il manico (una specie della dama usata in Salina) per affrettare lo schiudersi della pigna e l'uscita dei pinoli;
f) - Raccogliere i pinoli e gli scapioli da una parte e contemporaneamente portare le pigne non ancora dischiuse dentro la Casa, nella camera del fuoco, per farle aprire da più alta temperatura;
g) - Setacciare con due tipi di setaccio, con quello rado per separare i pinoli dagli scapioli e poi con quello fine per togliere dai pinoli (ovviamente con il guscio) la eventuale sabbia e sporcizia residue;
h) - Riempire i sacchi di pinoli, quelli di scapioli, e quelli di sgobbole. La sgobbola é la pigna aperta senza pinoli e con le rimanenti brattee ancora attaccate (in dialetto la sgobla).
Tutte queste operazioni, dirette dall'appaltatore e suo fattore e dal fattore comunale, offrivano lavoro a numeroso personale maschile e femminile. Era un lavoro stagionale che durava qualche mese.
Fin dai tempi antichi la raccolta dei prodotti della Pineta veniva dal Comune appaltata a privati per un novennio o un triennio, secondo le epoche, i quali in contropartita dovevano versare un canone annuo (nel 1720 era di 550 scudi). Inoltre nel contratto di appalto erano previsti altri oneri, fra i quali la consegna annuale al fattore comunale di dieci staroli di pinoli (però pinoli da sole e non da fuoco, lo starolo era uguale al mezzino di circa 35 litri di capacità) da utilizzarsi per le semine in pineta e anche una serie di "spòrtule" da regalare ad Enti ed a personaggi importanti.
Ecco per esempio come avveniva la vendita dei prodotti: nel 1765 l'appaltatore prima di procedere doveva pubblicare, otto giorni prima, un preavviso " a suon di tromba " in Città , comunicando la data ed i prezzi di cessione, per gli scapioli a baiocchi quattro e mezzo e le sgobbole a baiocchi tre, al sacco a misura ordinaria di Cervia (il sacco conteneva quattro stara colme) .
La vendita poi, per i primi quindici giorni, era riservata ad acquirenti cervesi, e soltanto dopo era aperta ai forestieri.
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Disegno a china di Aldo Ascione (proprietà Amici dell'Arte, La Foto, Cervia).
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La Casa delle Aie di Camillo Morigia.
Per i lavori relativi ai prodotti della Pineta era quindi necessario disporre di una Casa attrezzata. La domanda di conoscere quando per la prima volta venne eretta, in falasco o in muratura, una Casa delle Aie nella nostra Pineta, forse non avrà mai una risposta sicura, anche perché moltissime serie documentarie dell'Archivio cervese sono andate disperse per i trasferimenti, per i furti e l'incuria. Gli unici documenti finora rinvenuti risalgono al Settecento. Si può quindi sapere che, nel 1777 la Casa abitata dai pignaroli fu completamente riattata dal perito muratore Sante Balestra di Gatteo, in base al progetto di mastro Girolamo Rossi, con una spesa di 133 scudi. Ancora si impara che nel 1789 la Casa delle Aie fu assai danneggiata da un incendio che la rese inutilizzabile.
La norma contrattuale prevedeva la immediata consegna di una Casa agibile all'appaltatore e perciò gli Anziani del Comune, nell'intento di volerla riedificare con ogni sollecitudine, subito incaricarono l'architetto Camillo Morigia di studiare un progetto della Casa " la migliore che potesse ideare, la più comoda e adatta ai bisogni".
La scelta di un architetto così noto e importante lascia presumere l'attenzione e l'interesse dei Cervesi per la Pineta e per la Casa. Comunque il Morigia presentò gli elaborati nel giugno del 1790 e il Consiglio comunale soddisfatto assegnò i lavori al miglior offerente, lavori che comportarono la spesa di 345 scudi, pur utilizzando parte dei muri del vecchio edificio danneggiato e diverso materiale edile esistente in magazzino.
Purtroppo del progetto originario del Morigia si conoscono soltanto due disegni preliminari e la relazione che parzialmente viene qui riprodotta:
" Relazione di presentazione del disegno della nuova fabbrica per le Aie del Pineto dell'Ill.ma Comunità di Cervia.
Al Nob. Sig. Cap. Antonio Guazzi
e Cap. Giovanni Mazzolani
...Vi sono due scale alli canti esterni del portico per salire al secondo piano sopra il Portico medesimo, a capo delle quali si ritrovano due piccioli anditi per passare al Dormitorio delle donne in mezzo ed a due stanze con camino per li fattori rispettivi della Ill.ma Comunità e degli Affittuari, ed a questo proposito debbo avvisare due cose, l'una che li muri di divisione, tanto degli anditi, quanto de' stanzini si faranno di una testa, in calce, colocati sopra a buone e robuste travi, l'altra si è che quanto potesse così piacere alle SS. LL. Ill.me si potrebbe servire di una sola scala per salire al Dormitorio delle donne, facendo un solo andito e l'altra scala potrebbe stare a comodo della stanza di un fattore, quel più piacesse, non essendovi bisogno in quello spazio di cavarvi un altro andito.
Le scale che saliranno al secondo piano io le ho considerate armate di legno quali però in un caso si potranno fare anche con li scalini di mattoni, per maggior sicurezza dal fuoco.
...Sopra alle stanze ove dormiranno li uomini restavi comodo per altre due stanze da dormirvi uomini similmente alle quali si ascende per una scala che occupa il luogo di una lettiera e per passare da una all'altra del piano superiore servirà un ...?...posto sopra una trave dello stanzone del foco, che resta sfondato fino al coperto come da disegno.
Nella pianta ho indicato col color rosso la fabbrica presente che resta in piedi, la quale potrà servire per cantina, per tenervi li attrezzi e quanto farà di bisogno.
A poca distanza dalla Casa delle Aie, restavi la stalla divisa in due, una delle quali servirà per li bovi e l'altra per li cavalli come meglio tornerà comodo ed i fienili superiori resteranno divisi da un muro sopra all'arco che separa una stalla dall'altra...omissis...
Camillo Morigia, giugno 1790"
La Pineta riebbe così la sua Casa delle Aie non soltanto funzionale e moderna, ma anche notevole dal punto di vista architettonico. Vediamola nei suoi aspetti originari confrontandoli con la loro destinazione odierna.
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Mappa di Thomaso Spinola ravennate, datata 1746 raffigurante la Pineta di Cervia dalla Palata del Porto al fiume Savio nel tratto fra le Saline (le Liste), il Vallone Nord e il Mare (le Saline Cesenati saranno ricostruite 31 anni più tardi)
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Alcuni turisti in gita nella pineta del primo Novecento (Collezone G. Luciani).
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Il fabbricato di due piani sorretto da massicce fondazioni e coperto da tetto a due falde in coppi, aveva (ed ha) il caratteristico ed imponente prospetto formato, agli estremi, da due corpi avanzati per le gabbie di scala, e al centro da tre archi a tutto sesto che hanno le mezze circonferenze chiuse da muro in mezzo al quale si aprono le finestre del primo piano.
Un portico largo metri 5,45 e attraversante, al piano terreno, l'intero fabbricato, univa (e unisce oggi) il detto prospetto al corpo di fabbrica formato dalla "camera del fuoco" (oggi vi è la Sala-Bar e il vano scala) occupante in altezza ambedue i piani, terminante con ampia cappa nel sottotetto ed un alto comignolo all'esterno, e due stanze, una per lato (oggi quella di destra è la cucina con il camino per la piadina, quella di sinistra è la sala ristorante accanto al Bar), allora utilizzate per ufficio, dormitorio, magazzino, cucina, e per altri servizi. Nel portico si aprivano cinque accessi: quello centrale per la camera del fuoco (oggi è la prima finestra della Sala-Bar), i due di fronte per le stanze laterali, i due nel retro dei corpi avanzati per le scale dirette al primo piano.
Il primo piano era così suddiviso: sopra al Portico vi era il dormitorio delle donne (oggi è la sala centrale del ristorante) che aveva ai lati due stanze, una per il fattore dell'affittuario e l'altra per il fattore del Comune (una è oggi l'ufficio del Consiglio, l'altra è la piccola sala ristorante riservata ai Soci); gli altri ambienti, dai primi separati da robusto muro, erano, oltre la camera del fuoco, due stanze adibite a dormitori degli uomini (una è oggi la Sala ristorante vicina all'ufficio, l'altra è adibita a museo etnografico in corso di allestimento) comunicanti con le stanze del piano terra a mezzo di scaletta.
In adiacenza, nel retro della Casa vi erano due piccoli vani adibiti a cantina e a ripostiglio, mentre a poca distanza dalla Casa vi era la stalla, per i buoi e cavalli, con il suo fienile al mezzanino, che molto probabilmente (vedere relazione Morigia) faceva parte della vecchia Casa bruciata.
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Nella piantina di sinistra raffigurante i nove chilometri del litorale cervese sono colorate in verde le aree pinetali di oggi (il Parco Naturale è in tratteggio); in quella di destra invece sono in verde le aree pinetali della fine del Settecento (1 - la Pineta grande, 2 - la Pinarella con il mare che ancora sommergeva l'attuale zona balneare.
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Il carteggio Morigia conservato alla Biblioteca Classense contiene, oltre allo schizzo relativo alla nuova Casa da costruire, anche questo disegno che rappresenta come era la vecchia Casa delle Aie rovinata dall'incendio del 1789.
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Per oltre centoventicinque anni questa Casa, con il suo piazzale suddiviso in aie alcune delle quali erano pavimentate in mattoni, restò al servizio della Pineta per soddisfarne i diversi bisogni.
Quel lungo periodo le portò tanti avvenimenti, cambiò varie volte l'appaltatore o affittuario, fu ampliata come si rileva dalla mappa del 1835, fu restaurata tante volte come, per esempio, nel rilevante riattamento del 1889 in occasione del cambio dell'affittuario.
Il tipo di lavoro stagionale a cui era destinata permise al Comune di adoperarla, nei mesi liberi, anche per altri usi: fu ceduta quale alloggio alla Guardia di Finanza per qualche anno, fu affittata in parte, dal 1888 per sei anni, al patriota mazziniano col. Eugenio Valzania ed al suo gruppo. Tanti avvenimenti lieti o tristi, alcuni conservati nei documenti degli Archivi storici e altri soltanto incisi nella memoria dei nostri vecchi e dissolti per sempre con la loro morte.
Intanto avanzava il Novecento e nella Pineta, che faceva corona alla Casa, aumentavano sempre più le radure, si abbattevano pini come era avvenuto per aprire la fascia della strada ferrata e per altri motivi.
Stava maturando la fine della Pineta in quell'area un tempo verde e rigogliosa.
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Disegno del pittore Giacomo Grazieri (proprietà Amici dell'Arte, La Foto, Cervia).
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