di Gino Pilandri

La richiesta al Comune come Sede.
Fra i Soci più attivi della Società Amici dell'Arte era consuetudine, nella prima metà degli anni Sessanta, lagnarsi in ogni occasione della mancanza di una propria Sede permanente e delle loro condizioni di nomadi. Tutte le volte che veniva programmata una manifestazione saltava fuori la stessa domanda: "Dove la facciamo?". Ed ancora con più frequenza, anche se più facile a risolvere, era dove trovare un posto per adunarvi il Consiglio Direttivo.
Era sempre Aldo Ascione, maestro delle elementari al mattino e segretario della nostra Società al pomeriggio e alla sera, che doveva risolvere questo problema. E allora sgambettava dal Sindaco per chiedergli un locale comunale, oppure dal Presidente della Scuola Materna S. Giuseppe per sentire se vi era un'aula disponibile, oppure ancora da qualche albergatore amico se accettava di offrirci ospitalità.
Il cronico desiderio di possedere una Sede stabile era però assai modesto.
Ci saremmo accontentati di una stanza, anche piccola, dove poterci abitualmente incontrare, conservare le carte societarie, preparare gli inviti da spedire e - perchÉ no, diceva Aldo - per bere in compagnia un bicchiere di sangiovese.
Nessuno pensava di poter avere sempre a disposizione una Sede capace di ospitare anche manifestazioni e relativo pubblico; ciò sarebbe stato possibile soltanto, come del resto avveniva, in sale capienti gentilmente concesse per l'occasione.
La prima volta che sentii proporre l'idea di usare come Sede la Casa delle Aie, fu in una aula elettorale. Come sempre accadeva ad ogni elezione, Aldo Ascione veniva nominato Presidente di seggio e abitualmente alcuni Soci amici l'andavano a trovare per gustarlo nell'impacciato assolvimento della nuova funzione e per ascoltare qualche sua battuta spesso caustica, ma sempre originale e divertente.
Per dire la verità sino in fondo, vi era anche un'altro motivo che ci sospingeva a compiere quella visita: Aldo si creava sempre, accanto a scrutatori, schede, urne e cabine, anche un angolino segreto dove nascondeva qualche bottiglia di cognac o di vino da offrire, nei momenti di relax, agli amici dicendo: "E' vietato vendere alcool, ma qui siamo in area neutrale e noi non lo vendiamo".
Quella volta, mi sembra fosse in occasione delle elezioni amministrative del 1964, appena scolato il bicchiere Aldo ci disse: "Perché non chiediamo al Comune l'uso del rudere abbandonato della Casa delle Aie per farne la nostra sede? Possiamo da soli restaurare due o tre stanze e non avremo niente altro da fare". Da quel giorno, ogni volta che ci si incontrava, Aldo ripeteva lo stesso ritornello. E lo faceva anche durante le riunioni, mentre si discuteva di manifestazioni da preparare, o di utili (pochi) e di passivi (molti), lui improvvisamente sbottava sorprendendo tutti: "La vogliamo o no questa Casa delle Aie?".
Le discussioni nel Consiglio Direttivo sulla questione Aie, erano frequenti e non monocorde: "Ma é un posto troppo lontano e isolato - Ma chi ci viene fin laggiù di notte? - Ma chi ce la restaura? È troppo grande e troppo rovinata". Aldo era come un rullo compressore, rispondeva a tutti passando dai toni suadenti e dolci all'invettiva aspra e astiosa. Un ricordo che non ci lascierè più sono le due cose che, soltanto quelle, lo svegliavano di sobbalzo quando alla sera tardi, stanco della giornata di lavoro, s'appisolava appoggiato al tavolo del bar: il tintinnare del bicchiere sbattuto sulla bottiglia e appena qualcuno pronunciava le parole "Casa delle Aie".
La discussione "Sede delle Aie sì - sede delle Aie no" col passare del tempo si era andata dilatando, aveva coinvolto il Sindaco Oriano Masacci, gli Assessori, i Consiglieri, i Soci, i cittadini. Andò avanti qualche mese finchè il 2 Febbraio 1966, il Consiglio Comunale deliberò, con 28 presenti su 30, 26 voti favorevoli, 2 astenuti e nessuno contrario, di cedere in uso alla Società Amici dell'Arte la Casa detta delle Aie per scopi culturali e ricreativi purché : "...provveda a sua cura e spese alla conservazione e manutenzione, alla riparazione della copertura, alla costruzione degli infissi, all'impianto elettrico, al ripristino del piano terra e alla revisione dei solai..."
Il canone che la nostra Società doveva pagare, ogni anno a gennaio, in corrispettivo della cessione in uso della Casa fu stabilito in lire mille.
Aldo Ascione seduto nella Sala Consiliare nello spazio riservato al pubblico, immobile e silenzioso con occhi e orecchie ben aperte, aveva seguito parola per parola l'intera discussione. Quella notte un gruppetto di Soci, guidato da Aldo, rientrò alle rispettive abitazioni molto tardi nonostante che qualcuno di loro non avesse ancora ben chiaro perché la decisione del Consiglio fosse tanto importante.

Il quadro ad olio del pittore Cesare Andri (dallo studio di viale Romagna, foto di L. Nanni).

Inizia il recupero
Lo sgomento che accompagnò i primi Soci appena entrati dentro alla Casa delle Aie, tra calcinacci, mattoni e infissi rotti, fu di breve durata. Era così grande il desiderio di avere una Sede e tanto a lungo era stato cullato quel sogno che tutti superarono le prime perplessità e si trasformarono in spazzini, manovali, imbianchini, falegnami, ammaestrati e guidati da qualche Socio artigiano professionista, e uno di questi É doveroso ricordare qui per la sua generosa opera: Fernando Nanni. Aldo era stato naturalmente scelto come capo cantiere.
Rapidamente due o tre camere furono rese abitabili (almeno secondo il capo cantiere), come subito furono aggiustate finestre e porte pencolanti, e alla fine, a compenso della fatica dei volontari, Aldo volle incaricare Fernando Nanni di preparare uno spuntino a base di scalogno, affettato, salsiccia ai ferri e ovviamente sangiovese. Quella fu la prima rustica ed improvvisata Cena Sociale che aprì la serie dei tradizionali conviti, allegri e canterini, che ancora oggi annualmente si ripetono.
Il suggestivo ambiente interno della Casa, il verde arioso dell'esterno, la solidarietà dei Soci, stimolarono un continuo susseguirsi di iniziative di restauro e di adeguamento. Furono reperiti mobili e attrezzature, furono organizzati e resi funzionanti vari servizi sino al momento in cui l'opera volontaristica non fu più sufficiente da sola.
Fu aperta allora, fra i Soci, una sottoscrizione a fondo perduto, quindicimila lire a testa in due anni, per poter finanziare le opere divenute indispensabili per un Circolo E.N.A.L. che Ascione si premurò di costituire. Forse tale somma oggi può far sorridere, ma in quei tempi rappresentava una offerta del Socio per la propria Sede non certamente da sottovalutare.
Così il tempo scorreva intessuto di manutenzioni ordinarie e straordinarie e di nuovi lavori. La Casa delle Aie rinasceva, il suo nobile aspetto, il suo ambiente suggestivo, le attività culturali e gastronomiche che accoglieva, richiamavano ogni anno di più, Soci, clienti e visitatori italiani e stranieri.
Ma i problemi non sono stati, e non lo sono oggi, tanto semplici. L'esigenza di rispettare le caratteristiche e le tecniche costruttive della antica struttura, spesso collide con la necessità di aggiornare e adeguare i servizi alle moderne esigenze e comodità. È ovvio perciò l'insorgere di notevoli difficoltà nel conciliare soluzioni che soddisfino rispetto e bisogno, e una volta mediato il progetto deve venire concordato con il Comune proprietario e con la Soprintendenza ai Beni Architettonici che ha la tutela della Casa. Ne risultano in definitiva procedure complesse, tempi lunghi di attuazione e costi notevolmente alti.
Dal circolo E.N.A.L. iniziale si addivenne poi ad una regolare attività di ristorazione con licenza di P.S. Circa i lavori effettuati è qui impossibile elencarli tutti, accontentiamoci di alcuni cenni riassuntivi: fu trasformata la stalla in sala ristorante, furono fabbricati i servizi igienici all'esterno, fu costruito un teatrino per le manifestazioni culturali sul retro della Casa ove esisteva la buca delle polpe di barbabietola, sono stati organizzati i servizi elettrici interni ed esterni, quelli del gas, dell'acqua, delle fogne, dei telefoni, ristrutturati i servizi di cucina, di cantina, e tante altre opere che, meglio dell'arida descrizione, tutti possono constatare con un rapido sopralluogo .

Nel cuore di ciascuno di noi sono conservati i ricordi di tanti Soci che hanno offerto lavoro, tempo, intelligenza, per fare della nostra Società e della Casa delle Aie quelle che sono oggi, ma più d'ogni altro resta indelebile il ricordo del Socio che fu l'iniziatore e il motore trainante: Aldo Ascione, che purtroppo ha chiuso il suo cerchio di vita nel lontano giugno 1978. La Società ha voluto esprimergli riconoscenza e onorare il suo nome con segni concreti: intestando a suo nome la Società Amici dell'Arte; proponendo al Comune, che l'ha accettata e realizzata, d'intitolargli la strada che conduce alla Casa delle Aie; e nella Sala-bar della Casa, proprio davanti al tavolo "de' tracantôn " dove Aldo sostava tutte le sere sino alle ore piccole, ha voluto collocare un grande quadro con la sua indimenticabile immagine sorridente.

Altri lavori complementari

con la collaborazione di Gianfranco Zavalloni

Il costo dei lavori successivamente eseguiti al fine di restaurare e ricostruire varie parti dell'antica struttura che il tempo aveva deteriorato e le accresciute attività societarie imposto, aveva raggiunto entità così rilevanti da obbligare la Società a ricorrere ad un fido bancario con la locale Cassa di Risparmio, garantito dalla firma in proprio di una decina di soci, per potervi fare fronte.
Tale situazione dibitoria, durata anni, si È potuta sanare con il provento annuale derivato dall'affitto d'azienda del Ristorante. Ovviamente l'accresciuta attività di ristorazione decisa per poter pagare i debiti, ha poi comportato un continuo adeguamento edilizio e tecnologico dei locali e dei servizi per mantenerli degni delle dimensioni e dell'importanza raggiunte.
Ecco l'elenco dei lavori effettuati negli ultimi anni, tenendo conto soltanto di quelli più onerosi:

1°) - Pulitura, stuccatura e tinteggiatura di tutta la parte esterna dell'edificio.
2°) - Consolidamento strutturale del solaio in orditura lignea con rifacimento dei pavimenti in mezzanelle di cotto.
3°) - Ristrutturazione ed adeguamento della cucina con potenziamento delle attrezzature e miglioramento della igienicità dei locali con nuovi pavimenti e rivestimenti.
4°) - Esecuzione di un nuovo servizio igienico per il personale, con attiguo spogliatoio.
5°) - Consolidamento strutturale della orditura in legno della copertura del Teatrino, con ripristino ed impermeabilizzazione del manto di copertura.
6°) - Esecuzione di un nuovo bancone-frigor per l'Osteria, secondo le norme U.S.L.
7°) - Consolidamento dell'orditura principale e secondaria in legno della copertura dell'intero edificio, con impermeabilizzazione e ripassatura della stessa, con esecuzione di nuova lattoneria in rame e ripristino dei comignoli in muratura.
Attualmente sono in corso di esecuzione opere per la sistemazione della cantina e per l'adeguamento del sistema fognario.
Purtroppo le necessità non finiscono mai. Infatti vi sono ancora altre opere utilissime che per ora sono soltanto in fase di progetto, ma che speriamo di potere, un giorno non lontano, ottenerne l'approvazione, procurare i finanziamenti e realizzarle. Esse sono:
1°) - Nuovi pavimenti alle sale ristorante, ingresso ed osteria del piano terreno, attualmente degradati, con materiali non assorbenti, a garanzia della igienicità dei locali.
2°) - Raddoppio dei servizi igienici in osservanza delle normative vigenti.
3°) - Esecuzione di un nuovo parcheggio di adeguata capienza, illuminato, dotato di infrastrutture valide, ad impedire nell'aia l'attuale intasamento di auto.
4°) - Ripristino del camino di cottura delle carni, danneggiato dalle alte temperature.
5°) - Esecuzione di magazzino nel cortile posteriore per il ricovero delle attrezzature e degli oggetti ricuperati da conservare.
6°) - Sistemazione dei due locali del primo piano, attualmente chiusi, per l'allestimento di museo etnografico.
Quadro del pittore C. Zavarini (proprietà Amici dell'Arte, La Foto, Cervia).