casa dei pignaroli, boaria, magazzino.
Poi l'abbandono e il degrado.

di Gino Pilandri

La Boaria
Con la fine della prima guerra mondiale la Casa delle Aie perdette l'antica destinazione d'uso. Era stata ideata e costruita quale struttura al servizio dei pignaroli, era rimasta tale per centoventicinque anni, ora era divenuta inutile.
Non si trovava più in mezzo ad una folta pineta, ma restava decentrata rispetto alla poca area pinetale rimasta e, distante due chilometri e mezzo da quella, campeggiava solitaria sull'ampia distesa sabbiosa senza pini.
Tutta l'area disboscata restava sconvolta ed in condizioni di disordine, con dossi alternati a bassure dove l'acqua delle piogge sostava a lungo. Il Comune, allo scopo di lenire la disoccupazione e dare un primo assetto a quel terreno stravolto, cercò di effettuare alcuni grossolani lavori gestiti in economia. Soltanto una piccola parte era, da due decenni, affittata ai braccianti cervesi e avviata a coltura agricola.
Nel 1927 il Comune suddivise l'intera area disboscata in tre comparti : concesse il primo, un centinaio di ettari detto " La Menata Neve ", in affitto a Giulio Gondolini e Francesco Bazzini, segretario politico del Fascio di Savio; il secondo, grossomodo di eguale superficie detto " il Basso Pepe ", in affitto a Dino Moretti e Uberto Pasini, segretario politico del Fascio di Cervia; la parte rimanente, detta Bassona, la più vasta, che partiva dalla restante pineta e comprendeva anche la Casa delle Aie, in affitto alla Federazione delle Cooperative di Ravenna per conto dei braccianti cervesi.
Queste tre aziende agricole vennero via via organizzate e rese produttive con bonifiche, lavori vari, costruzione di case coloniche, perforazione di pozzi artesiani, escavazione di canali per servire risaie utili a promuovere le necessarie colmate e dare buon assetto ai terreni.
Fu in questo periodo, o forse in quello immediatamente successivo, che la Casa delle Aie venne completamente ristrutturata per adeguarla alla nuova funzione di boaria al servizio dell'Azienda agricola Bassona : la camera del fuoco fu suddivisa nei due piani e in parte occupata dalla nuova scala interna (é quella che oggi porta la primo piano), venne demolita la cappa e l'alto camino centrale, vennero sistemate a camere da letto, cucine e magazzini le altre stanze, venne costruita in adiacenza, sul retro, una grande stalla per una ventina di bovini di razza romagnola, bianchi col ciuffo della coda nero, (oggi è la sala grande di ristorazione del piano terreno) con le relative poste (le soje, oggi ne restano solo due) divise da zunzê in legno, complete di greppia, e di cunette di scolo ( i sulzén ) che scorrevano nella parte mediana. Inoltre il tetto originario a due falde fu trasformato in tetto a padiglione per dare copertura all'intero fabbricato, sul quale furono costruiti, ai lati, due grandi camini (quelli che oggi vediamo).
Nel 1945, a guerra finita, il Comune revocò i due contratti di affitto di Gondolini e di Moretti e accorpò la Menata Neve ed il Basso Pepe all'Azienda Bassona, e questi 400 ettari circa, li concesse in affitto alla Federazione delle Cooperative di Ravenna.
Varie famiglie cervesi abitarono nella Casa delle Aie, la famiglia Bartolini detti ad Manarén , la famiglia Giovannini detti Muntanér, la famiglia Zamagna detti Curtlén, la famiglia Pistocchi detti i Tond, la famiglia Placucci detti Beladòna e altre.

Inizia il degrado
Intanto l'Azienda Bassona bonificata ed organizzata dai braccianti cervesi, risanata dalle mine tedesche, era sempre più produttiva anche per merito dei nuovi lavori effettuati, il piantamento di una vigna, la costruzione di nuovi fabbricati, ecc.; quando per il continuo progredire della tecnologia vennero introdotti le nuove macchine agricole che progressivamente sostituirono in parte l'uomo e completamente il bestiame.
Così anche la boaria divenne inutile. La Casa delle Aie venne utilizzata come magazzino per stivare ogni genere di cose compreso i concimi, servì come fucina, poi fu lentamente abbandonata, subì l'assenza di manutenzioni, le offese del clima e si avviò, anno dopo anno, verso un degrado che annunciava il disfacimento totale.
Anche qualche altro fabbricato, per la trasformazione delle tecniche agricole, perdette la vecchia utilità e si avviò verso la rovina: è accaduto per la " Mezza Casa" che sorgeva dove è oggi il campo di golf, lo stesso successe alla "Curtina", l'altra casa che si trovava nella zona delle cave di ghiaia. Oggi quelle due case non esistono più, forse nemmeno nella memoria degli uomini, ma fatto ancor più grave è l'altra casa che si sta avviando verso la stessa fine: è la Bassona Vecchia che oggi vediamo ancora dietro alla cupola del Wood-Pecher quando passiamo per il viale Nullo Baldini.
Non subì però la sorte delle altre due, la Casa delle Aie, il più nobile edificio dell'Azienda Bassona, perché prima che il degrado fosse troppo avanzato, un gruppo di volontari la salvò dalla sua completa distruzione.

Com'era ridotta la Casa delle Aie nel 1950, prima che la Società Amici dell'Arte ne iniziasse l'opera di recupero e restauro.